Pierantonio Volpini

 

Manifesto: Contenuto Contenitori

Contenuto Contenitori, parole che hanno un significato evocativo più che letterale, una osservazione sull'arte contemporanea che cerca di risolvere una contraddizione da sempre presente ma ora resa evidente e con una urgente necessità di risposta, con una interpretazione artistica.

I livelli di pensiero e azione sono su diversi piani tra il contenitore e il suo contenuto, tra linguaggio e metalinguaggio, contenuto il linguaggio, contenitore il suo metalinguaggio.

L'opera è il contenuto e comunica per se stessa, il contenitore quello che l'artista avrebbe voluto dire o la sua collocazione per la sua fruizione.

Se l'opera ha un contenuto anche se diverso per ogni spettatore vuol dire che comunica e che non ha bisogno di supporto ermeneutico per la sua fruizione, e questo fattore determina se l'artista produce opere d'arte o lavori di artigianato artistico.

La tendenza contemporanea tenta di utilizzare gli artisti come produttori di artigianato culturale da collocare nei contenitori che diventano a loro volta opere in quanto comunicano emozioni, la tendenza così è quella di dare una interpretazione univoca che però non è intrinseca al lavoro dell'artista, perché collocate in un contenitore che indirizza a prescindere dai valori dell'artista.

Chi decide cosa è artistico?

Il suo contenitore, che può essere l'artista o il luogo che contiene l'opera dell'artista, se è l'artista l'approccio è caldo deriva dal rapporto personale, come i vecchi cantastorie, quindi interattivo ed ad uso del contenuto, se è il museo, galleria o sottospazi che si autentificano, la dichiarazione e fredda, universale e ad uso del contenitore.

I luoghi di presentazione e rappresentazione dell’arte contemporanea sono contenitori che intenzionalmente sovrastano il contenuto e si propongono al pubblico di per se stessi, al di là di ciò che contengono.

Gli artisti sono parti intercambiabili del processo di comunicazione culturale che si autocelebra, ma è ora che l’arte si riprenda la soggettività dell’artista, che si esprime attraverso le sue modalità interne del linguaggio del fare. Il fare ha un valore antropologico, sociale e politico. Bisogna schierarsi nel di campo della nuova pratica che sorpassa quella ideologica del teorizzare.

Bisogna ristabilire il primato dell' “Uomo Faber” riportare l’artista e la sua unicità al centro della comunicazione, l'artista si deve riappropriare della propria identità della propria unicità e uscire dall'inganno del contenitore che lo riduce a contenuto senza identità.

L'artista è tale per la sua capacità di esprimere il labirinto unico e personale che con il filo d'Arianna dell'arte riesce a ribaltare la logica operante in questo momento di crisi di cui è anche concausa e riportare alla luce il bisogno primario, quello di esprimersi, quello di ricercare.

È tempo di utilizzare le nuove tecnologie in un ecologico sentire, bisogna ritornare alla semplicità del fanciullo, che sa esprimere lo stupore per la capacità dell'anima di creare nuove immagini, nuovi ruoli, nuove strategie visionarie, esprimere il possibile non ancora realizzato, come aveva ben intuito Ugo Foscolo.

In questo momento di profonda crisi dell'economia e dei sistemi che la gestiscono, ora che la conoscenza ha reso evidente la fine di tutti i sistemi ideologici come paternale filo conduttore delle nostre esistenze, non dobbiamo più parlare di ”morte dell'arte” ma di “rinascita dell'arte”.

Con le grandi opportunità tecnologiche a nostra disposizione, un patrimonio ricco di beni tecnici ma povero di frutti spirituali, dobbiamo riprenderci la libertà di provare, di stanare il visionario che è nell'artista,

Amplificando i ruli e rimodelliamoli, riconfigurando ed eliminando le ultime barriere e i confini ormai labili tra artista, curatore, critico e teorico. Riprendiamoci il nostro territorio e ripopoliamo di sogni e visioni, riprendiamoci il presente con generosi slanci verso il futuro.

Riconfiguriamo le Accademie come visionari laboratori del futuro possibile, al di là delle ideologie e dei pragmatismi, è ora della rivoluzione spirituale, cambiamo l'arte e cambieremo l'uomo che cambierà il mondo e i rapporti che lo governano.

Riconfiguriamo i contenitori come officine creative, come occasione, stimolo e opportunità di mettere a disposizione il nostro fare, che ogni artista diventi curatore critico e promotore della propria arte liberata dalle ideologie e dai vincoli economici.

Esprimiamo il nostro sentire in piena contraddizione, nella libertà di provare e sbagliare, riprovare e risbagliare. Addentriamoci in quella che è l'unica vera freeland, l'arte, che indaga ed esprime i moti dell'anima e i sui labirinti. Riempiamo di contenuti i contenitori che non devono essere prigioni del nostro pensiero ma navi dirette verso nuovi continenti inesplorati.

Pittura, scultura, poesia, grafica, design,video, musica e performance, eliminiamo i confini e convergiamo le rotte, forse sarà il kaos, ma di sicuro sarà rigenerante.

Mario Botta ha detto cercando di risolvere la evidente contraddizione: "Per fare un buon museo bisogna che l'architettura faccia un passo avanti e uno indietro: deve emozionare il visitatore che si sente protagonista quando entra, e deve fare un passo indietro subito dopo per far diventare protagoniste le opere che conserva" e io aggiungo che produce.

Pierantonio Volpini

Bergamo 25 novembre 2013