
Serie di disegni per illustrare il libro di poesie "Mansi" di Umberto Zanetti
Un nastro fra le righe: scrittura concettuale e oggetto simbolico
Poesia e grafica è un binomio proprio delle pubblicazioni di pregio che esaltano le energie intrinseche dei due codici, verbale e visivo. Le soluzioni formali a disposizione di un artista fondamentalmente tendono o a un organico commento pittorico o a un autonomo corredo artistico.
Il nastro che Pierantonio Volpini dipana tra queste pagine, invece, non vuole essere apparato, decorazione, illustrazione o fregio. L’originale operazione estetica che allaccia, per così dire, i fogli tra loro, sembra nascere spontaneamente dai versi del poeta Zanetti al punto da instaurare subito un rapporto di empatia con l’osservatore-lettore. Quasi fosse una sintassi musicale, un’armonia, un contrappunto.
La forma che tra queste pagine si snoda e si orienta, infatti, più che segno grafico è curva di suono e di ritmo, è dinamica musicale. I tracciati aerei del gesto, le spinte e le cadute, le accelerazioni e le pause, scandiscono l’oggetto-libro come una partitura che si scopre a poco a poco tra le mani di chi sfoglia.
Il tratto agile di Volpini segna il tempo, suggerisce il colore, intona la lettura: adagio ma non troppo, piano crescendo, sostenuto con passione, andante con brio, moderato con grazia, pausa con corona. La semplicità del gesto tutto risolve, con volute aperte o ad anello, con andamento lineare o circolare, e incontra i versi del poeta con naturalezza e leggerezza.
Il risultato è semantico e allo stesso tempo grafico, di efficace organicità e armonia. Il tema della memoria, ricorrente nelle liriche di Zanetti, scivola tra le pieghe del libro sotto forma di onda, di asola, di nodo, suggerendo fughe e tracciando ritorni come nel mito di Arianna o disegnando destini come le Parche, divine tessitrici.
Ma non è solo un ordito concettuale quello ideato da Volpini, è una forma dotata di peso, per quanto minimo, e di materia, è figura plastica, tangibile, piano di rotazione, linea di demarcazione.
E come accade per ogni superficie è possibile percorrerne idealmente uno dei due lati senza mai raggiungere il secondo salvo attraversando il sottile discrimine del bordo. Il nastro si propone così come scrittura concettuale e allo stesso tempo oggetto simbolico, che apre e chiude la sua corsa offrendo allo sguardo con repentina disinvoltura le due facce di ogni verità.
Stefania Burnelli
Titolo: Nastro
Materiali: matita su carta
Dimensioni: 29x21 cm
Anno: 2008

