
ELENA FAVALLI
Il canto della polena
Talvolta, di notte, vicino ai fuochi sulla spiaggia
si narra la leggenda di una principessa
che traversò l'immenso mare
per ritrovar il suo sposo giunto in terre lontane.
ma un dio del mare se ne invaghì
geloso, volle tener per sé la bella dama
sollevando immensi flutti fece prigioniera la nave
come orribili mani e braccia possenti di gigantesca onda
afferrò la nave per portarla con sé nel profondo mare.
La principessa si precipitò allora fino alla prua
Tese le braccia verso il cielo
Urlando una preghiera
O dio del cielo
Ti prego
Che io possa tornare tra le braccia dell'amato sposo
Che io possa giungere a lui.
Il dio del cielo ebbe pietà
Di quelle lacrime perle del mare
Miste a tempesta
Il vento portò a lui un canto d'amore bagnato di lacrime
Ed ebbe pietà
Un flutto più alto portò lontana la principessa
E la sua vita si prese in dono
Trasformandola in polena
e indenne dai flutti giunse dall'amato sposo.
ANNA ARNOLDI
Spiaggia voci dal mare
Inizio con il tema del viaggio trattato in modo esemplare nell’opera “La spiaggia, voci dal mare”, preparata in occasione della mostra “Via-Andanti 2” tenutasi a Liverpool nel 2008, quando questa città è stata capitale europea della cultura. Questa scultura ha la particolarità di non volere tanto rappresentare il viaggio geografico, ma piuttosto quello attraverso diversi periodi storici, le cui vestigia sono restate abbandonate sulla spiaggia.
Allo stesso modo, possiamo considerare ogni carriera artistica un viaggio che dura tutta una vita, una crescita continua che si nutre inizialmente dello studio degli antichi e dei contatti con i propri maestri, che entrano in qualche modo nel DNA dell’artista, trasferendo le esperienze attraverso le generazioni. Più avanti, invece, si alimenta della conoscenza dei contemporanei con i quali è necessario confrontarsi quotidianamente.
Il viaggio come strumento di conoscenza mi ha evocato il brano di Ulisse della Divina Commedia, il primo testo della letteratura italiana che ha affrontato questo argomento. Ulisse sprona i compagni a superare le Colonne d’Ercole, che rappresentavano allora il confine del mondo conosciuto. Questo testo sottolinea che il desiderio di superare i limiti, di esplorare nuove “terre”, nella vita come nell’arte, è un elemento distintivo della natura umana.
DANTE ALIGHIERI
Divina Commedia
Inferno - Canto XXVI
"Quando mi diparti’ da Circe, …..
né dolcezza di figlio, né la pietà
del vecchio padre, né ’l debito amore
lo qual dovea Penelope far lieta,
vincer poter dentro a me l’ardore
ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto,
e delli vizi umani e del valore;
ma misi me per l’alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola dalla qual non fui diserto.
L’un lito e l’altro vidi infin la Spagna,
fin nel Morrocco, e l’isola de’ Sardi,
e l’altre che quel mare intorno bagna.
Io e’ compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov’Ercule segnò li suoi riguardi,
acciò che l’uom più oltre non si metta;
dalla man destra mi lasciai Sibilia,
dall’altra già m’avea lasciata Setta.
"O frati," dissi, "che per cento milia
perigli siete giunti all’occidente,
a questa tanto picciola vigilia
de’ nostri sensi ch’è del rimanente,
non vogliate negar l’esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".
Titolo: Spiaggia, voci dal mare
Materiali: Bronzo, ottone, stagno
Dimensioni: 400x66x22 cm.
Anno: 2008

